La fiumara calabrese
Nella fiumara calabrese, il bianco quasi lunare del letto asciutto irrompe nel paesaggio, creando un contrasto netto con il verde che lo circonda. È un luogo in cui l’aridità del greto e la vitalità della vegetazione convivono in equilibrio precario, generando una scena primordiale, scolpita dagli elementi. Qui l’acqua, anche quando assente, continua a parlare attraverso i segni che ha inciso sulla roccia: superfici levigate, vene più chiare, curve inattese che raccontano il suo passaggio e la sua forza modellante.
In mezzo alla rigidità delle montagne, la sinuosità del suo percorso appare come una linea viva che taglia il territorio, un tracciato in continua trasformazione. Accanto alle forme naturali emergono i segni dell’uomo – piccole infrastrutture, tracce d’uso, tentativi di attraversamento – che si sovrappongono a questo spazio antico senza mai riuscire a dominarlo davvero. La Fiumara diventa così un luogo di tensione e di dialogo: tra natura e umanità, tra permanenza e mutamento, tra la memoria della terra e le nostre incursioni nel suo corpo di pietra.










Calabria, 2025